Installazione delle telecamere nei nidi e nelle scuole dell’Infanzia

in risposta alla proposta di legge approvata alla Camera in data 23 ottobre 2018
“Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia”.

Il consiglio regionale dell’AIMC Piemonte riunitosi in data 19 gennaio ha approvato all’unanimità il testo che riportiamo qui di seguito e scaricabile in telecamere in classe

Ogni volta che i media riportano, e lo fanno sempre con grande enfasi, che una/un docente è stato arrestato/indagato per maltrattamenti nei confronti di qualche bambino si consuma un attacco generalizzato al valore della scuola e alla professionalità di tutti gli insegnanti.


Sicuramente qua e là, si precisa “qua e là” e non “ovunque”, avvengono azioni inique che non dovrebbero mai avvenire in ambienti educativi e che quindi sono da condannare, e non solo mediaticamente.
Il rimedio che un iter legislativo (sia dell’attuale sia del precedente governo) sta proponendo rischia di amplificare in modo irrimediabile il danno.
La “follia” come la definisce il pedagogista Daniele Novara, di installare delle telecamere negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia ci vede assolutamente contrari e preoccupati per una serie di motivi:
– Questa strada mina alla radice il rapporto fiduciario che deve esserci tra scuola e famiglia e quindi tra i singoli insegnanti e i singoli genitori ed incrementa la cultura del sospetto che gli ambienti educativi siano pericolosi a prescindere.
– Il rischio di maltrattamenti (fisici e psicologici) attraversa tutti gli ordini di scuola e va anche al di là del mondo scolastico. A poco servono interventi settoriali, se non si affronta il tema delle violenze e degli abusi a 360° con una rivoluzione culturale che porti al miglioramento delle relazioni interpersonali, al riconoscimento del rispetto reciproco, all’implementazione della fiducia, della speranza, della giustizia. Tutti valori questi che stanno a cuore alla maggior parte dei nostri insegnanti e di certo a quelli a contatto con i bimbi più piccoli.
– Non si può far passare per “strategia preventiva” un’operazione volta preliminarmente a cogliere fatti impugnabili dal punto di vista normativo e penale. La prevenzione “vera” avviene con ben altri canali! La presenza di telecamere rischia di compromettere l’autenticità delle relazioni e delle stesse azioni, e non offre certo garanzie affinché una
persona violenta non manifesti comunque tale comportamento. Il fatto che le riprese
prevedano il consenso dei soggetti altera di per sé e rende inefficace l’azione di controllo
che si vorrebbe realizzare.
– Il medico Vittorio Lodolo d’Oria, esperto di burnout, sostiene che la repressione di tali
comportamenti non dà in alcun modo ragione del perché gli stessi si manifestino. A suo
avviso l’incolumità dell’utenza non passa attraverso le telecamere, ma dalla tutela della
salute dei docenti.
– La necessità di individuare dei “preposti” e la necessità di darsi criteri di flessibilità e di
partecipazione dei soggetti coinvolti, pare un’inutile farsa, una sorta di panacea per
attenuare l’impatto che una simile “caccia alle streghe” può rappresentare.
– Da sempre nessuna autorità, scolastica e non, si è mai opposta o può opporsi ad
accertamenti a fronte di dubbi fondati di maltrattamenti e abusi. L’installazione “a tappeto“
conduce ad uno “sperpero” di risorse che sarebbero altrimenti utilizzabili in percorsi di
formazione e valutazione, iniziali ed in itinere, del personale e per una sua migliore
qualificazione e preparazione.
La normativa dovrebbe salvaguardare il “sistema scuola”, cercando di “prevenire davvero”
delle problematicità direttamente collegate al clima in cui si opera, con altre azioni:
1. Creando condizioni vivibili con personale aggiuntivo là dove vengono denunciate da chi opera
nella scuola, situazioni difficili
2. Prevedendo supporti a scuola di tipo psico-pedagogico per bambini, famiglie, docenti,
studenti in difficoltà
3. Monitorando l’effettiva professionalità del personale, tutto, che opera nella scuola, per
intervenire a potenziarne la formazione da un lato e a curare il clima lavorativo che troppo spesso
diventa “usurante” e sfocia in forme di stress.
4. Dedicando maggiori energie, tempo, attenzione per farsi carico di costruire davvero
un’efficace alleanza educativa nei fatti, non solo nei proclami e sui documenti.
5. Limitando (anche con sanzioni) inopportune ingerenze e manifestazioni di giudizio sommarie
da parte di esterni, soprattutto genitori, espresse verbalmente, su gruppi WhatsApp, sul web.
6. Stabilendo l’obbligo di denuncia all’autorità scolastica (e NON alle forze di polizia),
recuperando così, e anche in questo caso supportando con strumenti adeguati il Dirigente
Scolastico. Spetta a lui infatti valutare la necessità di utilizzare i mezzi a disposizione per verificare
l’oggettiva situazione, mettere in atto le opportune modalità per risolvere la situazione ed in ultima
fase, sarà egli stesso a passare alla denuncia all’autorità giuridica, lasciando di fatto fuori le forze di
polizia che NON sempre dispongono della necessaria competenza/qualifica per interpretare i fatti,
esprimere valutazioni di merito e prendere quelle decisioni necessarie a circoscrivere il danno e non
a generare situazioni che mirano ad amplificarlo .
Siamo dunque fermamente convinti che occorre investire nelle persone, nel loro
accompagnamento e nel sostegno al mestiere non sempre facile di “maestri”. Essi
prima ancora che maestri di conoscenza devono saper essere maestri di relazioni,
per poter interagire efficacemente sia con i bambini sia con altri adulti.
L’uso di telecamere a scuola, reso così complesso dalle normative sulla privacy,
quando lo si vuole realizzare, potrebbe invece assumere una funzione documentale
di tutto ciò che di bello, di significativo, di importante e di costruttivo avviene nelle
scuole e potrebbe così servire per valorizzare il quotidiano d’aula, per dare risalto
alla dedizione e all’attenzione di tutti quegli insegnanti che non vanno sui giornali
ma che, giorno dopo giorno, seminano nello spirito dei bimbi, che incontrano,
briciole di interesse, gocce di impegno, scenari di speranza, palpiti di desiderio di
diventare cittadini operosi e attenti a quel bene comune rappresentato dal piccolo
o grande mondo di persone e di cose in cui viviamo.
Per il Consiglio AIMC Regione Piemonte
Il Presidente Claudia Mossina

 

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