Lettera aperta al Ministro della Istruzione

Il FORUM dell’educazione e della scuola del Piemonte a cui fanno capo 20 Associazioni  ha ritenuto opportuno rispondere alla affermazione del Ministro Bussetti: “prima gli italiani”,riportata dalla Stampa, per sottolineare come la Scuola, da sempre, si sia posto il problema della cura di tutti gli alunni indipendentemente da ogni specificità di cultura, etnia, religione, nel rispetto della Costituzione italiana.

Egr. Sig. Ministro Bussetti

A nessun insegnante, neanche ai più conservatori, può venir in mente che in classe si possa dare priorità a qualche allievo per il colore della pelle, bianco, giallo, nero che sia, né che tale criterio possa orientare la gestione delle classi.

Non condividiamo quindi l’idea che nella Scuola pubblica italiana si debbano tutelare prima i figli degli italiani, “i nostri figli” e poi gli studenti “figli di immigrati”. Riproporre scelte di tipo discriminatorio (nei confronti dei nuovi italiani, così come nei confronti di allievi diversamente abili o in difficoltà negli apprendimenti) riporterebbe la nostra scuola indietro di decenni, vanificando l’impegno professionale e l’intelligenza educativa della grande maggioranza degli insegnanti e dei dirigenti italiani che, con il proprio lavoro quotidiano, cercano di renderla degna, come chiede la nostra Costituzione, di una società aperta, civile e democratica.

Sappiamo quanto gravoso sia educare e proporre conoscenza, in contesti sempre più avvelenati da razzismi, diffidenze sociali, mediocrità culturali. Ci sono già le diseguaglianze sociali, economiche e quindi anche culturali di partenza, presenti fra i nostri allievi a porci grandi problemi nella progettazione e gestione dei processi di insegnamento e apprendimento. Sappiamo che dobbiamo agire educativamente per contrastare l’insorgere di sentimenti ostili alla diversità, purtroppo presenti anche fra i nostri allievi. E riproporre o anche solo ipotizzare possibili scelte tipo discriminatorio nella scuola, certamente non aiuta.

Per fortuna ci sono molte realtà scolastiche che realizzano esperienze e indicano percorsi, del tutto opposti a quelli del Ministro, ben sapendo che una classe disomogenea è certamente una classe più faticosa da gestire, ma è anche contesto ricco di opportunità relazionali, emotive, culturali e cognitive.

. Lo abbiamo rilevato attraverso focus group con insegnanti, dirigenti e genitori di oltre 200 scuole e lo abbiamo documentato nei QUADERNI delle nove edizioni della CONFERENZA DELLA SCUOLA IN PIEMONTE già realizzate. Quaderni, che mettiamo volentieri a disposizione del Ministero e del Governo.

Ma le esperienze di solidarietà e di integrazione si stanno moltiplicando ed invadono finalmente le cronache di questi giorni, di giornali e TV. Ne riproponiamo una sola, assai rappresentativa di ciò che la scuola, quella normale, quella di tutti i giorni, è in grado di realizzare in termini di educazione delle giovani generazioni alla convivenza civile, alla solidarietà fra gli umani, e alla difesa dei beni comuni. E invitiamo il Sig. Ministro ad analizzare quanto emerge da casi come questo, per scoprire e riproporne la straordinaria ricchezza pedagogica, etica e cognitiva.

Nichelino (TO): Un baby- profugo trasferito in altri centri di accoglienza, e quindi allontanato dalla scuola elementare che frequentava, ritorna a scuola dopo le proteste e la rivolta delle mamme e dei suoi compagni di classe: “La sua partenza -dice una mamma – era stato un piccolo dramma. Mia figlia mi ha chiesto per giorni, quando sarebbe tornato il suo compagno Michael”. La scuola e il Comune di Nichelino, si sono mobilitate e sono riuscite nell’intento. “Stavamo per organizzare uno sciopero, invece abbiamo organizzato una festa per dire bentornato a Michael e alla sua famiglia”.

(da: la Repubblica,14 aprile 2019)

Insegnanti, dirigenti, educatori, di 20 Associazioni scolastiche del Piemonte aderenti al Forum Regionale dell’Educazione e della Scuola.

Torino, 17 aprile 2019

lettera ai dirigenti Scolastici seminari def.

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